venerdì 14 agosto 2020

Come lavare i denti correttamente?

Lavare i denti è una delle attività che svolgiamo quasi automaticamente tutti i giorni. Dare la giusta considerazione a quest’abitudine è importante per avere una sana igiene orale e proteggere il nostro sorriso. La pulizia quotidiana dei denti con spazzolino, dentifricio e filo interdentale è essenziale, infatti, per rimuovere la placca, cioè quel sottile strato di batteri che aderisce alla superficie dei denti e può predisporre a diversi problemi: dalla carie ai problemi gengivali, fino alla caduta dei denti. 

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Odontoiatria e Protesista Dentale Specialista in chirurgia orale Phone: +393456042178
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Lavare i denti: quattro regole da ricordare

La tecnica di spazzolamento ideale va declinata in base all’età, alle caratteristiche anatomiche e morfologiche del cavo orale, alle capacità manuali ed alla presenza di eventuali patologie. Tuttavia, è possibile individuare quattro punti cardine per praticare una corretta igiene orale:
● Sequenza: una buona abitudine che agevola la gestualità con lo spazzolino consiste nello stabilire il “percorso” da seguire per rendere efficace l’igiene orale. In pratica, è sufficiente suddividere le arcate dentali in quattro sezioni: ogni semi-arcata richiede una pulizia di almeno 30-45 secondi;
● Frequenza: per contrastare la carie ed altri disturbi del cavo orale, come l’alitosi o la gengivite, l’igiene orale va praticata due–tre volte al giorno, dopo i pasti principali;
● Durata: per ogni lavaggio dei denti, lo spazzolamento dovrebbe avere una durata non inferiore ai due-tre;
● Pressione: la gestualità con cui si spazzolano i denti non deve essere troppo energica, in modo da rimuovere delicatamente i residui alimentari e la placca batterica, senza provocare danni. Se lo spazzolino tende ad aprirsi a ventaglio dopo qualche utilizzo, è probabile che s’imprima troppa pressione, quindi la tecnica di spazzolamento andrebbe corretta.

Come lavare i denti con lo spazzolino manuale

Come si usa lo spazzolino?
Una delle tecniche maggiormente consigliata dai dentisti per lo spazzolamento è quella di Bass modificata. Questa gestualità prevede l’esecuzione con uno spazzolino manuale, dotato di setole medie o morbide, di vibrazioni e leggere rotazioni da ripetere per 3 o 4 volte, seguite poi da movimenti “a rullo” dalla gengiva verso il dente. Con la tecnica di Bass modificata si inizia appoggiando lo spazzolino contro il margine gengivale (dove tende a depositarsi la placca), posizionandolo con un’inclinazione di 45 gradi, ed allontanarsi dallo stesso, spazzolando la superficie esterna del dente (vestibolare), poi quella interna (linguale o palatale) e, infine, quella masticatoria. In tal modo, si consente allo spazzolino manuale di passare per tutti i punti dell’arcata dentaria e disorganizzare così i batteri della placca annidati nei solchi, quindi allontanarli dalla superficie del dente. Una volta raggiunto il gruppo incisale, ossia quello centrale, va eseguito un movimento che, con lo spazzolino posto perpendicolarmente rispetto al dente, porti verso l’esterno.

Spazzolino manuale o elettrico?
Dipende. Le evidenze scientifiche suggeriscono che l’utilizzo corretto di uno spazzolino elettrico favorisce maggiormente la rimozione di placca e residui di cibo tra i denti e gli spazi interdentali. E’ buona norma comunque chiedere consiglio al dentista e/o all’igienista dentale di riferimento.

Come usare filo interdentale e scovolino

Filo interdentale: a cosa serve
Il filo interdentale deve essere utilizzato almeno una volta al giorno, per eliminare le particelle di cibo e la placca batterica tra gli spazi interdentali e sotto il margine gengivale, non raggiungibili dallo spazzolino. Avvolgendo le due estremità alle dita delle due mani, il filo interdentale va inserito delicatamente negli interstizi dentali, quindi allontanato con un movimento a zig-zag.

Scovolino:
 come si usa
Altro supporto per l’igiene orale degli spazi interdentali è lo scovolino. Lo scovolino va usato almeno una volta al giorno, inserendolo tra gli spazi interdentali e compiendo quattro o cinque movimenti avanti e indietro. Una volta rimosso, se sulle setole dello scovolino rimane della placca batterica, è opportuno sciacquarlo sotto l’acqua corrente per evitare di trasferire i residui agli altri elementi dentali.  

Dentifricio

Complemento indispensabile per l’igiene orale quotidiana è il dentifricio. Le sue componenti detergenti completano l’azione meccanica dello spazzolino e del filo interdentale nella rimozione della placca batterica, mentre gli agenti attivi, in esso contenuti, proteggono il cavo orale da carie, gengiviti e parodontiti. 

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giovedì 13 agosto 2020

Smalto dentale: cos’è e come preservarlo

Lo smalto è il rivestimento esterno del dente, nonché la sua parte visibile. Grazie alla notevole resistenza, questo strato agisce come un vero e proprio scudo per i tessuti sottostanti (dentina e polpa) dalle aggressioni esterne. Tuttavia, questa funzione può venire meno per l’azione di numerosi fattori – il frequente consumo di bevande o cibi acidi in primis – che contribuiscono ad indebolire e rendere vulnerabile la superficie dei denti. Senza le opportune attenzioni quotidiane per rinforzare lo smalto e mantenerlo in buone condizioni, è possibile l’insorgenza di diversi problemi, tra cui sensibilità e diminuzione del bianco naturale dei denti. Ecco perché un bel sorriso è sinonimo di smalto in salute.

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Cos’è lo smalto dentale

Lo smalto è lo strato protettivo che riveste esternamente la corona dentale. Si tratta, in pratica, della parte visibile e bianca del dente. Essendo costituito prevalentemente da minerali, lo smalto è molto resistente e funge da barriera protettiva per i tessuti dentali sottostanti, cioè:

·       Dentina: è la struttura principale del dente, contiene la polpa ed è rivestita dallo smalto nella corona e dal cemento nella radice, innestata nel parodonto. La dentina è un tessuto delicato, quindi più suscettibile alla carie e all’abrasione. Inoltre, contiene migliaia di microscopici canali, detti tubuli dentinali, collegati alle terminazioni nervose del dente. È meno resistente ai traumi, rispetto allo smalto;

·       Polpa: innervata e vascolarizzata, è la parte più interna del dente.

Di cosa è fatto lo smalto dentale?

Lo smalto dei denti è costituito prevalentemente da minerali (96%), acqua e materiali organici. Non contenendo tessuto vivo, una volta danneggiato o consumato, lo smalto non può ripararsi da solo, così come l’organismo non è in grado di rigenerarlo. Ciò si traduce in ipersensibilità, diminuzione del bianco naturale dei denti e problematiche a carico di tutta la bocca: uno smalto danneggiato rende, infatti, i tessuti sottostanti vulnerabili agli stimoli esterni.

Cosa indebolisce lo smalto dentale?

L’erosione dello smalto dentale è un problema che riguarda chiunque, a tutte le età. Questo processo si verifica quando gli acidi, inclusi quelli previsti in un regime alimentare normale e sano, attaccano il rivestimento esterno dei denti, indebolendolo gradualmente. Anche spazzolare i denti dopo aver consumato cibi e bevande acide può intensificare la perdita di uno smalto indebolito. Altri fattori che possono determinare microlesioni sullo smalto sono un’errata tecnica di spazzolamento, l’utilizzo di dentifricio ad elevato indice di abrasività ed i traumi dovuti al digrignamento dei denti (bruxismo).

Erosione dello smalto: quali sono le possibili conseguenze?

Con l’erosione, i denti possono diventare traslucidi, meno bianchi per l’esposizione della dentina sottostante e più sensibili quando si consumano dolci, bevande o cibi caldi e freddi. In seguito alla perdita dello smalto, poi, i bordi dei denti possono iniziare ad avere incrinature e/o irregolarità, mentre sulla superficie si formano delle fessure microscopiche. Gli stadi iniziali dell’erosione sono invisibili a occhio nudo, ma il consulto regolare del proprio dentista contribuisce a comprendere e prevenire i fattori predisponenti e/o aggravanti, correggendo le abitudini che possono indebolire ulteriormente lo smalto dentale. La diagnosi precoce è molto utile, poi, per sapere come gestire il problema nel quotidiano con prodotti specifici e mirati a prendersi cura attivamente dello smalto.

 

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mercoledì 12 agosto 2020

Come prendersi cura dei denti

I denti rivestono un ruolo importante, in quanto la loro funzione non si limita esclusivamente alla masticazione, ma anche alla fonazione, cioè all'articolazione delle parole ed il modo di parlare. Non va dimenticato poi che influenzano anche la nostra vita sociale e relazionale: non poter sorridere a causa di una bocca poco curata può essere motivo di vergogna e limitazioni.

Gli aspetti che determinano la salute dei denti sono l’igiene orale, l’igiene alimentare e i controlli medici periodici. Si evince quindi che è importante prendersi cura della bocca sotto due punti di vista, cioè con la pulizia quotidiana del cavo orale e con la scelta degli alimenti da consumare. Come è noto, infatti, gli zuccheri ed altri alimenti ed ingredienti possono causare carie ed infiammazioni a livello gengivale ed occorre dunque prestare attenzione a ciò che si mangia, o comunque prendere i dovuti provvedimenti. In ultimo, come vedremo più avanti, è sempre consigliabile sottoporsi anche a delle visite periodiche dal dentista per fare delle pulizie complete.

Segnaliamo comunque che un consulto col proprio dentista per la pratica che più si adatta alle proprie esigenze.
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Igiene orale

Ci viene insegnato fin da piccoli e non dovremmo mai dimenticarcene: lavarsi i denti è fondamentale per mantenerli bianchi, il più possibile in salute ed anche per avere un alito fresco. Una scarsa e scorretta igiene orale, oltre a danneggiare i denti, può appesantire l’alito e renderlo veramente sgradevole, cosa che è difficilmente tollerabile, soprattutto da chi ci sta intorno. Questo conferma quanto già detto, cioè che la bocca e i denti influenzano i rapporti con le altre persone, quindi prendersene cura è una scelta tanto personale, per sé stessi, quanto per gli altri, per stare bene con gli altri.
Come si può leggere anche tra i consigli del Ministero della Salute, i denti andrebbero lavati almeno tre volte al giorno e dopo ogni pasto. Nel dettaglio di seguito vediamo quindi quali sono le regole per una corretta igiene orale e quali sono gli strumenti ideali.

Filo interdentale

Molto spesso ignorato, il filo interdentale è uno strumento molto utile per rimuovere i residui di cibo tra dente e dente. Monouso e dal facile utilizzo, il filo interdentale permette di raggiungere bene i lati dei denti che non si riescono a spazzolare con le setole dello spazzolino.
Per quanto riguarda le tempistiche, anch’esso sarebbe utile usarlo dopo i pasti, o almeno la sera prima di andare a dormire per avere una garanzia maggiore di avere la bocca ben pulita. Si consiglia solitamente di usare il filo interdentale prima dello spazzolino.

Spazzolino

L’alleato numero uno per la pulizia quotidiana dei denti è lo spazzolino, che può essere tradizionale oppure elettrico. L’utilizzo delle due tipologie è molto simile, la differenza sostanziale si rintraccia nel fatto che lo spazzolino elettrico consente un numero più elevato di oscillazioni al minuto. Entrambi andrebbero sostituiti ogni due mesi, cosa che per lo spazzolino elettrico corrisponde ad un cambio della testina, la quale dovrebbe essere rotonda e rotante. Le setole dello spazzolino normale invece dovrebbe essere artificiali e dalla durezza media.
Il consiglio è quello di lavarsi i denti con lo spazzolino e dentifricio ininterrottamente almeno per 2/3 minuti, avendo cura di spazzolare bene tutti i denti, sia dalla parte anteriore che posteriore e pulire infine anche la lingua. Alcuni spazzolini hanno nel retro della testina un rivestimento in gomma apposito per essere passato sulla lingua senza fastidi.

Dentifricio

Quando si parla di igiene orale si fa sempre riferimento alla pratica di pulire i denti con spazzolino e dentifricio, perché solamente questa pasta ci consente di purificare la bocca e combattere i batteri. In commercio ci sono tanti tipi di dentifrici e non ve ne è uno in assoluto migliore di tutti gli altri; per sceglierlo si potrebbe consultare il proprio dentista oppure leggere la lista dei componenti tenendo in considerazione che il fluoro aiuta a prevenire le carie, il perossido di calcio aiuta a proteggere lo smalto dei denti e la clorexidina aiuta a proteggere dai batteri. Un’altra valida alternativa è leggere quanto riportato nelle confezioni stesse dei dentifrici e trovare quello che risponde alle proprie problematiche, che possono essere denti sensibili, carie, formazione di tartaro, sanguinamenti delle gengive ed altro ancora. In ogni caso un buon dentifricio contro la placca.

Collutorio

Da usare almeno una volta al giorno, il collutorio tiene lontane le carie e garantisce di mantenere l’alito fresco a lungo. Dato il suo grande potere igienizzante, il consiglio è quello di fare un risciacquo a base di collutorio dopo essersi lavati i denti.

Igiene alimentare

Come già accennato, entrando in contatto con i denti, gli alimenti ne influenzano lo stato di salute. I dolci ed i cibi ricchi di zuccheri sono quelli che maggiormente contribuiscono alla formazione della placca batterica ed andrebbero limitati in favore di frutta e verdura e tè verde. Il tè verde infatti è un ottimo alleato per prevenire le infezioni batteriche, mentre le carote crude, come altri ortaggi croccanti tipo il sedano e i cetrioli, aiutano a pulire negli spazi interdentali. Giusto per fare un altro esempio, le mele sono ottime per stimolare la produzione di saliva e quindi per eliminare ogni residuo di cibo, cosa che contribuisce a mantenere la bocca più pulita.

Visite periodiche dal dentista

La maggior parte delle persone prende appuntamento dal dentista quando accusa un dolore ai denti o alle gengive, ma sarebbe buona norma fare visita al proprio dentista di fiducia anche quando si sta bene. Le visite preventive, come dice la parola stessa, prevengono problemi o l’acuirsi degli stessi. Evitano quindi che si verifichino fastidi come carie o altro perché consentono di intervenire con un tempismo migliore. Allo stesso modo, tengono lontani i problemi del cavo orale perché garantiscono una pulizia più profonda e completa di quella che si può fare quotidianamente a casa; per esempio la rimozione del tartaro come fa il dentista è difficile da replicare a casa.
In definitiva, i controlli preventivi dal dentista dovrebbero avvenire in media due volte all’anno, cioè ogni sei mesi. In questo modo si ha la garanzia di avere una bocca sana e pulita tutto l’anno, a condizione ovviamente che si pongano in essere anche gli accorgimenti visti nei due paragrafi precedenti.

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martedì 11 agosto 2020

Come irrompono i denti del giudizio?

Nella maggior parte dei casi, l'eruzione dei denti del giudizio determina uno stato infiammatorio piuttosto acuto, i cui sintomi sono abbastanza comuni e frequenti: 

gonfiore della mascella
forte emicrania
dolore persistente
sanguinamento gengivale
alitosi
otalgia (dolore che si propaga verso l'orecchio)
disagio nella deglutizione
difficoltà di masticazione

In questi casi, il trattamento con farmaci antinfiammatori o antibiotici, assunti per breve tempo, può risultare utile per ridurre i fenomeni dolorosi, nell'attesa di intervenire in modo più efficace.

All'insorgere di questi sintomi, l'unica possibilità di risoluzione definitiva è quella di interpellare tempestivamente il proprio Dentista di fiducia che sarà in grado di valutare e di illustrarci le possibili soluzioni.

In quali casi bisogna estrarre i denti del giudizio?

Sgombriamo la mente da ogni inesatta informazione: NON È SEMPRE NECESSARIO RIMUOVERE I DENTI DEL GIUDIZIO!
Quando essi riescono a collocarsi in modo armonico all'interno della bocca, senza ostacolare o danneggiare gli altri denti, possono permanere nella loro posizione.

Al contrario, ci sono circostanze in cui, intervenire con l'estrazione dentale, risulta indispensabile o consigliabile a seconda che l'ottavo si trovi in una delle seguenti condizioni:

  1. Inclusione dentale
  2. Asse di crescita inclinato orizzontale
  3. Presenza di carie 
  4. Necessità dell'apparecchio ortodontico.
1) Inclusione dentale - Abbastanza frequenti sono gli episodi in cui i denti del giudizio sono ingabbiati nella gengiva.
L'estrazione diventa inevitabile, tranne qualora il dente interessato, incluso totalmente e non inclinato verso il settimo, non provochi alcun dolore o disagio. Solo in questo caso, non si procederà con la sua estrazione e sarà opportuno monitorarlo periodicamente.
 
2) Asse di crescita inclinato orizzontale - Quando lo spazio disponibile nell'arcata mandibolare non è sufficiente ad ospitare il dente del giudizio, non è raro che esso erompa in senso orizzontale premendo contro gli altri denti e causando talvolta l'insorgere di una carie sul settimo. Anche qui, l'estrazione risulta risolutiva per non pregiudicare né danneggiare i denti attigui.
 

3) Presenza di carie - La posizione dei denti del giudizio non favorisce la rimozione della placca che si annida sulla loro superficie. Questo li rende facilmente aggredibili da carie ed infezioni. Allo scopo di salvaguardare i denti vicini, qualora si manifesti un processo carioso o infettivo, il Dentista interviene estraendoli.

4) Necessità dell'apparecchio ortodontico - Applicare un apparecchio ortodontico al fine di riallineare correttamente le arcate dentarie può necessitare della rimozione dei denti del giudizio laddove la loro presenza invada lo spazio utile affinché la correzione possa avvenire.

Quali sono i rischi?

A ragion veduta possiamo serenamente affermare che estrarre un dente del giudizio è un'operazione ricorrente e collaudata.
Ciò nonostante, come per ogni trattamento invasivo, bisogna sempre tenere in considerazione i rischi che presenta.

L'intervento viene eseguito in anestesia locale ed il rischio più ricorrente è rappresentato dalla parestesia del nervo alveolare inferiore, dovuta all'edema post operatorio o alla compromissione del nervo alveolare mandibolare.

Si tratta della perdita di sensibilità (anche permanente) causata dal trauma subito durante l'estrazione e può riguardare oltre che i denti anche la lingua, con conseguenze a carico del linguaggio.

Oggi per fortuna, con l'avvento di nuove tecniche chirurgiche come la chirurgia orale sonica, molto avanzata e cauta nell'approccio dei tessuti duri, il rischio di parestesia si è notevolmente ridotto e la rimozione dei denti del giudizio è diventata più sicura e protetta.

Resta inteso però che nessun intervento invasivo deve essere mai sottovalutato ed è per questo motivo che si consiglia di vagliare attentamente insieme al proprio Dentista di fiducia, oltre che le fattive possibilità d'intervento, i rischi ed i benefici della procedura a seconda del problema riscontrato.

 

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lunedì 10 agosto 2020

COME SONO FATTI I NOSTRI DENTI?

Le mamme non devono preoccuparsi per i tempi di comparsa dei denti. La variabilità è tale che può portare a differenze notevoli, da bambino a bambino, ma questo non è sintomo di patologia.

CRESCITA DEI DENTI DECIDUI

Le mamme non devono preoccuparsi per i tempi di comparsa dei denti, sia per quanto riguarda i decidui, sia per i permanenti: la variabilità è tale che può portare a differenze notevoli, da bambino a bambino, ma questo non è patologico, è solo una caratteristica peculiare dello sviluppo di ogni persona. Diverso è il caso di un ritardo nell’eruzione di un solo dente o più di uno. In questa situazione è normale e giusto che la mamma si insospettisca e faccia fare al piccolo una visita di controllo.
La formazione dei denti avviene già nel feto, intorno al terzo mese di gravidanza. Perché “spuntino” bisogna però aspettare che passino alcuni mesi dalla nascita.
Di solito i primi dentini compaiono a 6-10 mesi ma il lasso di tempo può essere più ampio, tra i 4 e i 17 mesi, a seconda dei bambini.
Anche il completamento della dentizione da latte, formata da 8 incisivi4 canini e 8 molari, può avvenire in periodi variabili, di solito tra i 24 e i 30 mesi.
La caduta dei primi denti decidui di solito avviene intorno ai 6 anni. Dapprima cadono gli incisivi superiori, poi i canini, poi i molari. Contemporaneamente alla caduta degli incisivi, compaiono i primi molari permanenti.

COME SONO FATTI I NOSTRI DENTI

Ogni dente è formato da due parti: la corona (la parte visibile fuori dalla gengiva) e la radice (la parte interna impiantata nell’osso).
I denti esternamente sono costituiti dal tessuto duro detto dentina, ricoperto dallo smalto nella parte che corrisponde alla corona, e dal cemento nella parte che corrisponde alla radice.
Al suo interno la dentina racchiude un tessuto molle: la polpa ricca di vasi sanguigni e fibre nervose.

 

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domenica 9 agosto 2020

Denti del Giudizio: quando è necessario estrarli?

Quando si pensa ai denti del giudizio, il più delle volte si è soliti ritenere che essi verranno necessariamente estratti, perché considerati inutili e ostruttivi.

Sempre più frequenti sono i casi in cui, in seguito alla loro eruzione, ci si rivolge al proprio Odontoiatra con il forte timore che interverrà, rimuovendoli dalla nostra bocca.

Quella che appare come una prassi ormai consolidata ha in realtà ragioni funzionali che vale la pena approfondire, soprattutto per fare chiarezza sul "QUANDO" e sul "PERCHÉ" in certi casi, si renda indispensabile procedere con l'estrazione e al contrario in quali circostanze possa essere evitata.

Quali sono i denti del giudizio?

I denti del giudizio sono i terzi (ed ultimi) molari presenti su entrambi i lati della mascella e della mandibola, nonché gli ultimi denti a spuntare.

La loro eruzione tardiva (che ne motiva la nomenclatura), avviene tipicamente durante la tarda adolescenza o appena compiuti i vent'anni, portando a conclusione l'assetto permanente dei nostri denti.
Non sempre però la loro comparsa rispetta tali criteri temporali e non è raro che avvenga in età più avanzata o che sia addirittura ostacolata ed impedita dalla conformazione mandibolare.
La comune e assai diffusa idea, secondo la quale i denti del giudizio possono essere tranquillamente rimossi, nasce dall'errata convinzione che essi non intervengano attivamente nella masticazione.
Non tutti sanno infatti che questi denti, noti anche come "ottavi", sono il risultato dell'evoluzione naturale della specie e che la loro formazione risale all'epoca preistorica in cui erano necessari per l'uomo, allora dedito a sfamarsi di cibi di dura consistenza, consumandoli senza sottoporli ad alcuna cottura.
Con il passare del tempo e l'avvicendarsi delle epoche, la raffinazione degli alimenti prodotti e l'avanzamento delle tecniche di cottura hanno inciso profondamente sulla trasformazione strutturale della nostra bocca, determinando una riduzione delle sue dimensioni e rendendola incapace di ospitare comodamente lo stesso numero di denti, rimasto nel frattempo invariato.

 

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sabato 8 agosto 2020

Dentista e odontoiatria: quali sono le differenze?

Vi siete mai chiesti quale sia la differenza tra dentista e odontoiatra?

Una domanda molto comune, e che spesso ci viene posta è: “c’è differenza tra dentista e odontoiatra?”

La risposta è no. Dentista e odontoiatra sono sinonimi.
E indicano il professionista che si occupa della diagnosi, della prevenzione, della cura di malattie che colpiscono denti, bocca, mascelle e tessuti ad essi correlati..

Oggi in Italia, l’iscrizione all’albo degli odontoiatri è la condizione necessaria per poter esercitare la professione odontoiatrica.

Il titolo di odontoiatra è assegnato solo a coloro che hanno conseguito la relativa laurea in Odontoiatria e protesi dentaria istituita nel 1980. Nel periodo precedente l’istituzione del corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria, laureandosi in Medicina e Chirurgia ci si poteva iscrivere all’albo dopo aver frequentato la specializzazione in Odontostomatologia. Ad oggi, questo non è più possibile.

Insomma, la professionalità, se vogliamo chiamarlo odontoiatra o dentista, è la stessa.
Uno dei problemi più grandi dell’odontoiatria è, da sempre, l’esercizio di tale professione da parte di figure non abilitate e non in possesso oltre che dei requisiti di legge anche della necessaria preparazione ed esperienza clinica, che hanno causato non solo danni economici ma anche e soprattutto danni fisici e gravi rischi per la salute di coloro che si sono affidati a tali “personaggi”, arrivando a contrarre malattie terribili quali Epatite o AIDS.

Quindi, in conclusione, tra dentista e odontoiatra.. non c’è nessuna differenza ma si tratta della stessa professione. L’importante, è che sia un professionista riconosciuto e qualificato.

 

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