Quando si pensa ai denti del giudizio, il più delle volte si è soliti ritenere che essi verranno necessariamente estratti, perché considerati inutili e ostruttivi.
Sempre più frequenti sono i casi in cui, in seguito alla loro eruzione, ci si rivolge al proprio Odontoiatra con il forte timore che interverrà, rimuovendoli dalla nostra bocca.
Quella che appare come una prassi ormai consolidata ha in realtà ragioni funzionali che vale la pena approfondire, soprattutto per fare chiarezza sul "QUANDO" e sul "PERCHÉ" in certi casi, si renda indispensabile procedere con l'estrazione e al contrario in quali circostanze possa essere evitata.
Quali sono i denti del giudizio?
La loro eruzione tardiva (che ne motiva la nomenclatura), avviene tipicamente durante la tarda adolescenza o appena compiuti i vent'anni, portando a conclusione l'assetto permanente dei nostri denti.
Non sempre però la loro comparsa rispetta tali criteri temporali e non è raro che avvenga in età più avanzata o che sia addirittura ostacolata ed impedita dalla conformazione mandibolare.
La comune e assai diffusa idea, secondo la quale i denti del giudizio possono essere tranquillamente rimossi, nasce dall'errata convinzione che essi non intervengano attivamente nella masticazione.
Non tutti sanno infatti che questi denti, noti anche come "ottavi", sono il risultato dell'evoluzione naturale della specie e che la loro formazione risale all'epoca preistorica in cui erano necessari per l'uomo, allora dedito a sfamarsi di cibi di dura consistenza, consumandoli senza sottoporli ad alcuna cottura.
Con il passare del tempo e l'avvicendarsi delle epoche, la raffinazione degli alimenti prodotti e l'avanzamento delle tecniche di cottura hanno inciso profondamente sulla trasformazione strutturale della nostra bocca, determinando una riduzione delle sue dimensioni e rendendola incapace di ospitare comodamente lo stesso numero di denti, rimasto nel frattempo invariato.
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