lunedì 23 novembre 2020

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giovedì 27 agosto 2020

Apparecchio ortodontico

L'apparecchio ortodontico è una protesi o dispositivo medico con il quale l'ortodontista (il medico specializzato in questo tipo di trattamenti) riesce ad allineare i denti, al fine di ottenere una masticazione corretta, una migliore igiene orale e una migliore estetica del sorriso.

Possono essere Fissi o Mobili.
Un specialista vi saprà studiare quello che più si adatta alle vostre esigenze.

CONTATTAMI:

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mercoledì 26 agosto 2020

calchi delle arcate dentarie

L’impronta dentale non è altro che un calco, una riproduzione fedele di una o entrambe le arcate dentali. Il modello ricavato può essere in gesso o digitale e verrà utilizzato per elaborare apparecchi ortodontici e protesi dentali.

PRIMA DI PROCEDERE:

Prima di tutto bisogna accertarsi che i tessuti gengivali siano perfettamente sani, altrimenti l’affidabilità dell’impronta sarà compromessa. È pertanto necessario eseguire alcuni esami ed indagini radiologiche prima di procedere con il calco dell’arcata.

Una volta accertato il buono stato di salute delle gengive l’odontoiatra potrà quindi procedere con la presa delle impronte.

COME SI ESEGUONO LE IMPRONTE DENTALI?

Il metodo classico (e tutt’ora il più affidabile) prevede l’utilizzo di un supporto a forma di arcata riempito di una speciale pasta morbida.

Le paste più comuni sono: l’alginato (la classica pasta rosa), pratico perché si indurisce velocemente; oppure materiali al silicone, più precisi ma più lenti e costosi.

Una volta posizionato nella bocca del paziente il composto prenderà la forma dei denti e delle gengive.

 

Il dentista prende il calco dell’arcata superiore

Dopo qualche minuto la pasta si indurirà; a questo punto si avrà l’esatto negativo dell’arcata dentale.

 

Il negativo di un impronta dentale

Per ottenere il modello positivo l’odontotecnico colerà nell’impronta del gesso o una speciale resina, dopodiché attenderà che si indurisca.

Al termine di questo processo il medico avrà finalmente a disposizione una riproduzione fedele dell’arcata su cui studiare la migliore soluzione per il paziente.

 

Il positivo di un impronta dentale

TECNICA DELLA DOPPIA IMPRONTA

Per i lavori protesici con elevata esigenza estetica il medico può optare per la doppia impronta.

Sopra la prima impronta, ormai indurita e separata da una pellicola, prenderà una seconda impronta, ottenuta da una pasta morbida. Questa soluzione garantisce la massima precisione possibile.

 

Tecnica della doppia impronta

CARATTERISTICHE DI UNA BUONA IMPRONTA

Come abbiamo detto, saper prendere una buona impronta è fondamentale per la buona uscita della protesi, la quale, se fatta in modo impreciso, col passare del tempo può danneggiare le gengive e causare complicazioni o malattie parodontali.

Rilevare un’impronta senza difetti è molto difficile; per questo motivo l’esperienza dell’operatore è fondamentale. Non solo, anche la qualità dei materiali utilizzati è determinante, pertanto bisogna sempre scegliere cliniche basandosi sulla loro reputazione e professionalità.

Spesso prezzi bassi e promozioni esagerate possono nascondere brutte sorprese in operazioni delicate e meno evidenti al paziente come queste.

Un’impronta corretta non deve avere bolle, striature o strappi e deve adattarsi perfettamente alla morfologia degli impianti delle protesi.

POSSIBILI DISAGI

Può capitare per alcuni pazienti (specialmente ai più ansiosi) di avvertire una sensazione di soffocamento causata dall’ingombro del supporto per l’impronta. Alcune persone sentono lo stimolo del vomito, specialmente quando essa viene presa sull’arcata superiore con un’eccessiva quantità di pasta. Anche il sapore della pasta può risultare poco gradevole.

Tuttavia non c’è da preoccuparsi; i dentisti sono ben preparati a gestire questi piccoli disagi!

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martedì 25 agosto 2020

Installazione di protesi fisse e mobili

Le protesi dentarie permettono di sostituire uno o più denti, o anche l’intera dentatura, con denti artificiali. In odontoiatria le protesi dentali hanno un triplice significato: funzionale, perché ripristinano la funzione masticatoria; estetico, in quanto ricostruiscono i normali contorni della bocca; fonetico, perché permettono la corretta formazione dei suoni dentali. In tempi più moderni si ricorre sempre meno alle protesi dentarie preferendo l’implantologia, nonostante i costi ben più elevati di questo intervento.

La protesi dentaria è sostitutiva o riparatrice se provvede alla sostituzione di denti mancanti; si dice di fissazione se, con fili o cementi, fissa denti mobili per processi patologici (piorrea, traumatismi) a denti vicini solidi. Quando tutti i denti sono sostituiti da una protesi questa è detta protesi totale (dentiera). La protesi dentaria parziale, invece, si ha per sostituzione di alcuni denti, residuando in parte la dentatura naturale. Le protesi si distinguono in fisse o mobili, dove le totali sono sempre protesi mobili.

La protesi può essere parziale, totale, fissa o mobile.

La protesi dentaria fissa è quella che non può essere rimossa senza intervento chirurgico, e tra le più comuni ci sono la corona artificiale, il dente a perno o la protesi a ponte.

La corona artificiale è costituita da un rivestimento metallico o di resina o di porcellana ad altissimo punto di fusione da applicarsi sulla corona parzialmente distrutta di un dente.

Il dente a perno è una corona artificiale fissata con un perno nel canale pulpare della radice dentaria e la sua applicazione è adatta soprattutto nei casi di frattura dei denti o di carie destruente.

La protesi dentale a ponte è un apparecchio costituito da denti artificiali supportati a denti naturali o a radici. Nella protesi dentaria a ponte ci sono gli ancoraggi e la travata: in si chiamano ancoraggi le parti laterali da fissare con cemento ossifosfatato ai denti o alle radici di appoggio; la travata è invece unita in maniera rigida agli ancoraggi e ripete la forma e la solidità dei denti mancanti in modo da sostituirne alla perfezione la funzione.

from: centromedicostendhal.it

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lunedì 24 agosto 2020

trattamento dei canali radicolari

Procedura di trattamento del canale radicolare

La procedura di trattamento del canale radicolare, anche conosciuta come il trattamento endodontic, è una procedura comune in odontoiatria moderna che è usata per eliminare il tessuto infiammato o infettato dall'interno di un dente.

Sotto il livello della dentina e dello smalto di denti, un tipo di tessuto molle citato come polpa è trovato dentro ogni dente. La polpa contiene i vasi sanguigni, i nervi ed il tessuto connettivo. Questa polpa è essenziale per la crescita e sviluppo di un dente, sebbene sia possibile che un dente a sviluppo completo esista senza perché può ottenere l'alimentazione dai tessuti circostanti.

Una procedura del principale canale comprende la rimozione di polpa che è infettata o infiammata. La camera ed il principale canale della polpa completamente sono ripuliti e riempiti per proteggere l'area da ulteriore danno.

Indicazioni per trattamento del canale radicolare

La procedura di trattamento del canale radicolare è una buona soluzione con molti vantaggi potenziali per i pazienti che hanno l'infiammazione o infezione significativa nella polpa di un dente. Senza trattamento, l'infezione può progredire per causare il dolore significativo o per causare la formazione di ascesso al di sotto del dente, che pregiudica la resistenza e la funzione del dente.

Il trattamento del canale radicolare può contribuire a mantenere la funzione dei denti in moda da potere continuare i pazienti a masticare efficacemente facendo uso di forza mordace normale. Egualmente contribuisce a mantenere l'aspetto estetico naturale del dente, contrariamente alle opzioni alternative, quali gli innesti dentari. Ulteriormente, il trattamento del canale radicolare può contribuire a proteggere altri denti nella bocca da eccessivo sforzo e da danno possibile, può accadere se soltanto un lato della bocca è usato.

Procedura graduale del principale canale

Il primo punto nel trattamento del canale radicolare sta procedendo ad un esame del dente in modo che il dentista capisca la natura del problema e può trattarlo efficacemente. Ciò comprende tipicamente un esame fisico dell'interno della bocca, oltre ad imaging a raggi X del dente per prevedere la camera della polpa.

Dopo, un anestetico locale è amministrato per intorpidire il dente e per aumentare la comodità del paziente durante la procedura. “Una diga dentaria„ - una piccola lamiera sottile protettiva - poi è stabilita sopra l'area commovente per isolare il dente e per tenere la saliva ed altre sostanze mentre i lavori sono ultimati.

Il dentista può poi perforare nella corona del dente per aprirlo. Ciò permette che gli strumenti dentari specializzati siano inseriti nella camera e nei principali canali della polpa per liberare la polpa infiammata o infettata dall'area. Lo spazio restante poi è pulito completamente ed è modellato per fare lo spazio per un materiale da otturazione, che sostituirà la polpa nel dente.

Il principale canale può poi essere riempito di materiale biocompatibile adatto, quale la guttaperca. Il cemento dentario adesivo egualmente è usato solitamente per assicurare che il principale canale sia sigillato correttamente e per impedire le infezioni future nell'area.

Una volta che il principale canale è stato riempito, un materiale da otturazione temporaneo è stabilito solitamente sopra l'apertura per sigillarlo. Finalmente, una corona è collocata solitamente sopra il dente per proteggerla nel lungo termine, ma c'è solitamente un periodo di attesa fra le nomine dentarie mentre la corona è costruita. Un materiale da otturazione temporaneo è utile durante questo tempo. Alla nomina dentaria successiva, il materiale da otturazione temporaneo può essere eliminato ed il dente essere riparato con una corona o l'altro ripristino.

Dolore durante la procedura

Le tecniche usate per eseguire un principale canale hanno progredito significativamente durante gli ultimi decenni. Di conseguenza, la maggior parte dei pazienti ora trovano che stanno relativamente bene mentre la procedura sta effettuanda e non avvertono il dolore significativo.

Ciò è nella grande parte dovuto l'anestesia locale usata durante la procedura per intorpidire l'area. Può, infatti, portare il sollievo al paziente, specialmente se l'infiammazione della polpa causasse il dolore significativo e determinata così l'esigenza di un trattamento del canale radicolare.

Riferimenti: http://www.aae.org/patients/treatments-and-procedures/root-canals/root-canals-explained.aspx / https://www.youtube.com/watch?v=jSG0Y6KOVTE / http://www.nhs.uk/Conditions/Root-canal-treatment/Pages/How-it-is-performed.aspx / https://www.slideshare.net/endodontics/root-canal-treatment-13370754 / https://www.animated-teeth.com/root_canal/t5_root_canal_treatment.htm

Further Reading: All Root Canal Content / Recovery After Root Canal Treatment / When is Root Canal Treatment Used?

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domenica 23 agosto 2020

Cos’è la devitalizzazione dei denti e a cosa serve

Molti pazienti arrivano in studio per curare una carie o per risolvere un dolore ai denti, magari causato da un trauma. E dopo la prima visita si arriva a una conclusione: bisogna procedere alla devitalizzazione del dente.

Questa pratica spesso consente di evitare una possibile estrazione, mantenendo il proprio dente ed evitando l’inserimento di un impianto. Infatti mantenere il dente proprio deve essere sempre la prima scelta. Gli impianti per quanto sono una valida alternativa nel sostituire un dente perso ancora non sono paragonabili al proprio dente.

Purtroppo spesso i pazienti non sono adeguatamente informati. Perché fare una devitalizzazione? Quando è necessaria? Ma, soprattutto, un dente devitalizzato fa male? Ecco tutti i dettagli.

Devitalizzare un dente vuol dire asportare la polpa del dente, vale a dire la parte viva in cui passano vasi e nervi. Questa soluzione viene presa in considerazione quando i denti sono gravemente danneggiati da un trauma o da una carie profonda che è giunta fino alla polpa.

In estrema sintesi, la devitalizzazione consiste in una terapia canalare che consente all’endodontista od all’odontoiatra di rimuovere la parte danneggiata, ripulire la parte corrotta, rimuovere i vasi e i nervi per poi riempire il tutto con un materiale capace di sigillare interamente il canale del dente.

In una prospettiva conservativa, la devitalizzazione del dente è una delle soluzioni migliori per salvare i denti da eventuali estrazioni.

Quando si deve devitalizzare un dente

Un dente deve essere sottoposto a terapia canalare quando la polpa, tessuto molle ricco di nervi e vasi sanguigni, si infiamma o si infetta causando forti dolori prolungati e un’elevata sensibilità dentale che rende difficile mangiare e bere anche cibi e bevande a temperatura ambiente.

Le cause dell’infezione e dell’infiammazione del dente possono essere diverse, le più comuni sono la carie non curata che raggiunge la polpa o traumi che portano alla rottura e alla scheggiatura del dente. In entrambi i casi è importante verificare la robustezza del tessuto parodontale per valutare se sia possibile procedere con la devitalizzazione oppure è necessaria l’estrazione del dente.

Come si devitalizza un dente: procedura

La maggior parte dei pazienti ha paura di sottoporsi a un intervento di devitalizzazione per il semplice motivo che non sa nello specifico di cosa si tratti. Conoscere la procedura con la quale il dente viene devitalizzato può essere molto utile per controllare l’ansia durante l’intervento e viverlo nel modo più sereno possibile.

Quindi, come avviene devitalizzazione di un dente e quanto tempo ci vuole? Qual è la procedura? Iniziamo con il dire che devitalizzare un dente non richiede molte sedute, anzi, gli studi attuali hanno dimostrato che bisogna sempre cercare di devitalizzare un dente in una sola seduta e solo in rari casi le devitalizzazioni si risolvono dopo appena un paio di visite ambulatoriali.

L’utilizzo del microscopio in endodonzia è assolutamente indispensabile nei casi complessi. Dopo aver verificato con esami radiografici la necessità di devitalizzare un dente, si procede seguendo diverse fasi.

Fasi della devitalizzazione

Dopo la preparazione con l’anestesia locale e il posizionamento della diga di gomma sul dente da trattare per isolare il campo operatorio si procede con l’intervento vero e proprio. La diga è un elemento in lattice che isola il dente mantenendolo libero dalla saliva e protegge i denti circostanti da eventuali scorie e frammenti nonchè dalla contaminazione che si può avere con il respiro del paziente. Senza diga di gomma oggi non è possibile devitalizzare correttamente un dente garantendo dei risultati stabili nel tempo.

Prima fase: foro

Questo è il primo passo per eseguire la devitalizzazione dei denti. Si crea un foro nella corona del dente detta anche apertura di camera per accedere alla camera pulpare. Se l’operatore è esperto e lavora con sistemi ingrandenti eseguirà un’apertura piccola evitando di indebolire troppo il dente.

Seconda fase: togliere la polpa

Si procede alla rimozione della polpa infiammata o infetta e si pulisce in profondità l’interno del canale radicolare per eliminare il tessuto ormai compromesso ed eventuali residui batterici. Questa fase è detta detersione.

Terza fase: chiusura

Si effettua l’otturazione del dente, cioè il canale radicolare viene riempito fino all’apice del dente con materiale biocompatibile per sigillare totalmente i canali e impedire così l’ingresso di batteri e residui.

Cosa sapere in più sulla devitalizzazione

L’otturazione provvisoria non può rimanere all’interno del cavo orale per più di una settimana altrimenti si rischia un infiltrazione batterica.

Se si è avuto un approccio conservativo utilizzando sistemi ingrandenti come il microscopio ed il dente non è molto compromesso non è indispensabile eseguire una corona sul dente ma si può semplicemente ricostruire in composito mediante una classica otturazione.

Se invece mancano delle pareti di contenimento del dente o se si è avuto un approccio non conservativo sarà necessario ritornare dal dentista che dovrà mettere una corona sul dente devitalizzato per proteggerlo e per fargli riprendere la sua normale funzione masticatoria.

Chi esegue la devitalizzazione di un dente

Per quanto semplice la devitalizzazione è un intervento delicato che deve essere eseguito da endodontisti, ossia odontoiatri specializzati nella diagnosi e nella cura di malattie a carico della polpa dentale.

Devitalizzazione di un dente e dolore: cosa sapere

Una delle domande tipiche di chi deve affrontare la cura canalare di un dente incisivo, premolare, molare è: farà male? In primo luogo bisogna capire che la devitalizzazione viene eseguita proprio per evitare dolore aggiuntivo. Infatti è un modo per risolvere un problema che potrebbe sfociare in situazioni complesse per il paziente. Però ci sembra giusto affrontare i dubbi più importanti che emergono, ogni giorno, nello studio dentistico.

Devitalizzare un dente fa male?

La devitalizzazione è una tecnica che si pratica con anestesia locale, quindi i fastidi che si possono avvertire sono minimi. Potrebbero esserci dei problemi solo nel caso in cui l’anestesia non sia eseguita nel migliore dei modi. Con una buona anestesia la cura canalare è indolore. Questo vale anche per i denti morti o neri che, essendo privi di vitalità, possono essere devitalizzati senza anestesia.

Dente appena devitalizzato fa male ?

Di sicuro non è previsto un dolore lancinante, o addirittura atroce, dopo la devitalizzazione. Ma qualche fastidio può esserci.

Solitamente si crede che un dente non possa fare male in seguito alla devitalizzazione, ma a certe condizioni anche un dente devitalizzato può far male, dipende dal fatto che un dente devitalizzato registra le pressioni allo stesso modo di un dente vitale, perché la devitalizzazione agisce sulla polpa dentale, non sui recettori di pressione che continuano a funzionare normalmente. Per questo se un dente devitalizzato subisce un trauma come quando si morde accidentalmente qualcosa di troppo duro, o presenta problemi parodontali, può certamente far male.

Nei giorni successivi ad una terapia canalare se c’era precedentemente un infezione sotto al dente si possono avere alcuni giorni di fastidio e risentimento che a seconda dei casi possono essere controllati con una terapia antibiotica.

Dolore lancinante dente devitalizzato

Non è di certo una situazione normale. Dopo l’operazione il dente può fare male ma in misura limitata, e con i medicinali giusti (prescritti dal dentista) si può risolvere ogni problema. Se si avverte un dolore molto forte è indispensabile rivolgersi di nuovo dal dentista.

Cosa succede dopo aver devitalizzato il dente

Per giorni successivi all’intervento può capitare che il dente sia sensibile e dolorante, ma questa sensazione passa in poco tempo e comunque può essere tenuta sotto controllo con l’assunzione di farmaci.

Quello che è importante è evitare di masticare e mordere con il dente devitalizzato, almeno fino a quando non si sarà proceduto all’otturazione o all’incapsulamento. Il dente non ricostruito infatti è molto più fragile e quindi soggetto a traumi e fratture.

In genere dopo l’intervento di devitalizzazione è bene seguire una buona igiene orale e sottoporsi a visite di controllo e sedute di igiene orali periodiche.

Dolore al dente devitalizzato: cosa prendere

Nel caso in cui il dolore post operatorio sia difficile da affrontare è utile contattare il dentista per avere indicazioni su possibili cause. Il dottore potrebbe anche prescrivere dei farmaci per alleviare il dolore naturale che potrebbe sussistere dopo l’intervento.

In ogni caso eventuali farmaci devono essere concordati con il dentista. Mai prendere iniziative personali o lasciarsi tentare da rimedi fai da te, casalinghi o improvvisati.

Ci sono casi in cui non è possibile devitalizzare un dente?

Come abbiamo detto la devitalizzazione di un dente si fa per evitarne l’estrazione, esistono però alcuni casi in cui non è possibile procedere con questo intervento ed è quindi obbligatorio togliere il dente.

Questi casi grazie all’utilizzo di nuovi materiali come l’MTA per chiudere eventuali perforazioni e l’utilizzo del Microscopio per rimuovere strumenti fratturati o superare canali calcificati, sono sempre più rari.

Anche nei casi limite in cui non si riesce a devitalizzare correttamente un dente si può sempre ricorrere alla chiusura del dente mediante un endodonzia chirurgica (Apicectomia).

Un dente non può essere salvato dall’estrazione quando  ha una grave frattura, non ha un supporto osseo adeguato o non può essere ricostruito.

Bibliografia Guidelines for Root Canal Therapy. Society Of Cariology And Endodontology CS. Chin J Dent Res. 2015;18(4):213-6. doi: 10.3290/j.cjdr.a35144.

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sabato 22 agosto 2020

Ricostruzione dente: metodi e tecniche

Ricostruzione dente: metodi e tecniche principali

Vediamo più da vicino quali sono le tecniche più importanti e utilizzate per la ricostruzione del dente. Nel caso in cui esso sia danneggiato o cariato, il dentista effettuerà degli interventi specifici. Ecco perché è sempre necessario sottoporsi a una visita specialistica, così da permettere al dentista di capire appieno la situazione e intervenire di conseguenza.

Ricostruzione dente in composito

La ricostruzione dentale in composito è una tecnica molto utilizzata, solitamente quando i denti sono danneggiati parzialmente. Si effettua dal dentista. Viene inserita nella parte del dente che manca un materiale morbido e malleabile, che il dentista scolpisce per ricreare la forma originaria del dente mancante. Il composito viene fotopolimerizzato e reso molto resistente, il colore sarà esattamente quello del dente naturale.

Ricostruzione del dente devitalizzato? Otturazione

L‘otturazione dentale è una ricostruzione dentale molto semplice. Solitamente si effettua per debellare l’effetto erosivo di una carie dentale. La parte erosa viene pulita, poi si inserisce un materiale, solitamente in composito estetico, che va a colmare lo spazio vuoto del dente per arrivare a una forma simile a quella che aveva in origine, poi controllato e lucidato.

Impianto dentale

L’impianto dentale è una tra le tecniche di ricostruzione più definitive che ci siano. La corona viene sostituita con una corona artificiale, solitamente in zirconio, grazie ad un perno moncone solidale con una vite in titanio inserita nell’osso della mascella o della mandibola. Solitamente si ricorre a questo intervento nel caso in cui il dente naturale non ci sia più o la radice sia fratturata. L’impianto è estremamente resistente, e per conseguenza è uno degli interventi più costosi tra quelli descritti.

Capsule dentali

La capsula dentale è un intervento che si effettua tanto per i denti parzialmente danneggiati quanto per quelli devitalizzati. La capsula è un casco creato in ceramica o porcellana o zirconio in laboratorio, e viene in seguito applicata sul dente ricostruito e monconizzato. Se il dente è devitalizzato, il procedimento è sostanzialmente il medesimo. L’unica differenza è che il dente viene ricostruito con l’ausilio di un perno in fibra che stabilizza la ricostruzione in composito, che sarà poi monconizzata e costituirà l’appoggio ideale per la corona.

Intarsio dentale
L’intarsio è un metodo di ricostruzione piuttosto simile all’otturazione. A differenza di quest’ultima l’intarsio viene creato in un laboratorio odontotecnico. Il dentista realizza un calco della bocca del paziente, che viene inviato al laboratorio all’interno del quale si procederà alla creazione di un tassello da inserire nella cavità orale. I costi dell’intarsio sono maggiori rispetto a quelli dell’otturazione, ma è anche vero che la resistenza garantita dall’intarsio è a sua volta molto, molto maggiore.

 

Quanto dura la ricostruzione dei denti?

L’otturazione e la ricostruzione in composito durano in genere alcuni anni: vanno controllati regolarmente. Il ponte dentale dura dagli otto ai dieci anni ed oltre. Nel caso delle capsule dentali la durata media va dai dieci ai quindici anni ed oltre. L’impianto dentale è l’intervento più duraturo di tutti, come già abbiamo accennato. La sua durata? Per tutta la vita del paziente, salvo gravi e rari imprevisti. Tutte queste prestazioni mediche necessitano di controlli regolari, almeno annuali.

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