venerdì 21 agosto 2020

Cura della carie

La terapia Conservativa, o Conservatrice, si identifica con quella specialità odontoiatrica  che ha come fine la conservazione dei tessuti dentali; in pratica si tratta della cura della carie. 

La Conservativa si esegue sui denti vitali, ma anche su quelli devitalizzati (generalmente quale preludio alla terapia protesica fissa), e viene attuata con materiali adesivi, che si attaccano cioè allo smalto ed alla dentina.
Quando si curano i denti vitali è molto frequente imbattersi in lesioni cariose molto profonde, vicine cioè a quella struttura chiamata comunemente polpa (che è la responsabile della percezione degli stimoli termici e dolorifici dei denti): in questi casi non è raro assistere a fenomeni di ipersensibilità pulpare (sensibilità caldo/freddo, indolenzimento) dopo alcuni giorni dalla conclusione della terapia, come risposta fisiologica dell’organismo alle manovre eseguite per eradicare l’infezione cariosa. Tutto ciò è normale, e di solito non va oltre qualche giorno, ma può talvolta durare anche alcune settimane.
Se invece la sintomatologia dovesse protrarsi per periodi più lunghi (mesi), allora è bene considerare la possibilità di ricorrere alla terapia endodontica, cioè devitalizzare il dente. Dopo la scomparsa dell’anestesia locale è frequente avvertire fastidio alla gengiva circostante i denti trattati, questo perché è stata impiegata la diga di gomma con gli uncini di stabilizzazione indispensabile per una corretta cura conservativa senza contaminazioni; anche in questo caso si tratta di fastidi transitori, non più rilevabili già dal giorno dopo l’intervento.

In caso di restauri estetici sui denti anteriori è comune notare, subito dopo la fine della cura, un cambiamento marcato della tinta dei denti, che appaiono più bianchi e a macchie: ciò è dovuto alla disidratazione procurata dall’uso necessario della diga di gomma. Si tratta di fenomeni frequenti, ma transitoriche scompaiono nell’arco di 1-2 ore.

La cura della carie mediante otturazioni e intarsi permette il recupero dell’elemento dentale anche se ampiamente compromesso.

L’utilizzo di materiali sintetici, ovvero resine e ceramiche di ultima generazione, garantisce sia nelle piccole che nelle grandi ricostruzioni dentarie:

  • il completo recupero funzionale dell’elemento dentale;
  • un risultato estetico ottimale: l’aspetto del dente trattato con l’ausilio di questi materiali risulta del tutto sovrapponibile all’aspetto del dente sano, rendendone superfluo l’incapsulamento.

Tutte le terapie conservative vengono eseguite con l’ausilio della diga di gomma, tecnica che consente di isolare il dente trattato dal resto del cavo orale. In questo modo si garantisce la sterilità dell’elemento dentario al fine di evitare il possibile rischio di contaminazione batterica, assicurando la durata negli anni della terapia effettuata.

 

Laddove necessario, la tecnologia laser viene abitualmente utilizzata, in sostituzione del tradizionale trapano odontoiatrico a turbina, per la cura della carie sia negli adulti che nei bambini.

Grazie al nostro costante aggiornamento, il materiale che proponiamo è sempre il più “sicuro” ed attuale sia dal punto di vista funzionale che estetico. Infatti le nostre otturazioni vengono effettuata con:

compositi estetici, materiali più moderni, costituiti da una matrice organica (resina) che conferisce la plasticità e l’adattabilità all`interno della cavità cariosa, e da una parte inorganica (ceramica o vetro) che conferisce la robustezza, la resistenza alle abrasioni e la lucentezza. Vengono usati sia nei settori anteriori (incisivi e canini) che posteriori premolari e molari.

Vi è inoltre la possibilità di restaurare l’elemento dentale cariato utilizzando gli intarsi, cioè delle piccole otturazioni in composito o in ceramica, confezionate nel laboratorio odontotecnico, che riproducono la parte di dente persa per la carie e che vengono poi cementate in bocca. É una metodica che comporta la preparazione della cavità risanata, la presa dell’impronta e la cementazione finale. É il modo migliore di curare una carie estesa, il più sicuro, il più valido esteticamente e il più stabile e duraturo nel tempo.

CONTATTAMI:

Studio Dentistico Dott.ssa Anna Franco
Odontoiatria e Protesista Dentale Specialista in chirurgia orale Phone: +393456042178
Viale S. Francesco 7, Sassari, Sardegna web: https://studiodentisticofranco.altervista.org/


giovedì 20 agosto 2020

Come funziona l’otturazione dentale?

L’otturazione dentale (o riempimento) è una comune procedura odontoiatrica indicata per restaurare i denti danneggiati da processi cariogeni, ripristinandone struttura, morfologia ed integrità.

L’otturazione dentale è sempre anticipata dalla rimozione del danno (es. carie) e dall’accurata disinfezione della zona. Solo successivamente, il dentista procede otturando (ovvero tappando) le fessure od i canalicoli che i batteri, perforando smalto e dentina, hanno procurato al dente.

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Otturazione: quando e come si fa

Gli obiettivi principali per i quali viene eseguita un’otturazione sono:

  • Curare la carie
  • Sigillare gli spazi dentali in cui potrebbero penetrarvi batteri
  • Prevenire un ulteriore, possibile, processo cariogeno
  • Alleviare il mal di denti
  • Otturare il canale radicolare in presenza di un dente gravemente scheggiato o rotto

Il riempimento del canale radicolare è una particolare otturazione che viene eseguita, durante la devitalizzazione di un dente, per riempire lo spazio in cui la polpa dentale (che è stata rimossa) risiede abitualmente.

È dovere del dentista stabilire se un dente richiede un’otturazione od un trattamento più invasivo. Una carie di piccole dimensioni viene facilmente trattata mediante semplice otturazione, la cui durata (dell’intervento) varia dai 20 ai 60 minuti. I processi cariogeni più gravi richiedono invece più tempo per essere accuratamente otturati. Diversamente, le carie che si sono spinte più in profondità e che hanno invaso la polpa dentale necessitano di procedure più invasive (es. devitalizzazione od estrazione del dente) per rimediare al danno subìto.

L’importanza dell’odontoiatria conservativa

L’otturazione dentale rientra nella lista delle pratiche cosiddette conservative. L’odontoiatria conservativa è una branca dell’odontoiatria specializzata nel restauro del dente cariato – o danneggiato da altri fattori – previa eliminazione del processo cariogeno sottostante. Si parla di procedure conservative perché il dente, mantenuto nella sua sede propria, viene per quanto possibile riparato, restituendogli integrità strutturale e scongiurando l’estrazione.

 

Come capire se ti serve un’otturazione

Il mal di denti che persiste oltre 2-3 giorni è un segnale d’allerta che dovrebbe spingere il malcapitato a sottoporsi ad una visita dentistica. Non dimentichiamo, infatti, che il mal di denti è uno dei sintomi principali con cui si manifesta un processo cariogeno.

Quando viene trascurata una presunta carie, i batteri continuano il loro inesorabile attacco al dente: dopo aver perforato lo smalto e raggiunto la dentina, intaccano la polpa del dente fino a scatenare pulpite, ascesso dentale, e distruzione di dente e radice. In queste circostanze, una semplice otturazione non è più sufficiente per porre rimedio al danno creatosi.

 

Intervento di otturazione: durata, dolore, passaggi

Dopo un’attenta visita di controllo dentistico in cui viene diagnosticato un processo cariogeno in corso, si procede con l’intervento di restauro (otturazione) solo dopo aver eliminato il danno sottostante. Se necessario, prima dell’otturazione, il medico esegue una radiografia del dente per accertare l’entità della lesione.

L’intervento viene praticato normalmente in anestesia locale e non è particolarmente doloroso.

Di seguito, viene descritto per punti come viene eseguito un comune intervento di otturazione:

  • Anestesia locale del dente cariato: il dente viene “addormentato”, di conseguenza il paziente non dovrebbe percepire alcun dolore durante la procedura;
  • Breve attesa (pochi minuti) per dar modo all’anestetico di esercitare il proprio effetto terapeutico;
  • Eliminazione della carie dentale (il dente viene tagliato con speciali frese);
  • Riempimento del solco creato nel dente con appositi materiali (es. amalgame, resine ecc.): in questo modo, il dente viene otturato e, già dopo poche ore, è possibile riprendere la normale masticazione.

Otturazione dentale: qualche indicazione in più

Prima di sottoporsi all’intervento di otturazione dentale, è dovere del paziente riferire al personale sanitario eventuali episodi allergici ai farmaci anestetici od altre allergie (es. allergia al lattice, allergia al nichel ecc.).

Inoltre, si raccomanda vivamente di informare il medico se si stanno assumendo farmaci per curare una data malattia, compresi quelli OTC (senza obbligo di ricetta).

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mercoledì 19 agosto 2020

La detartrasi o ablazione del tartaro / pulizia del tartaro

In cosa consiste la detartrasi

La detartrasi è quell’insieme di pratiche, che permette una corretta e costante rimozione della placca batterica dalla superficie dentale, allo scopo di evitare l’infiammazione gengivale, causata dai batteri presenti nella placca, che si deposita e accumula sui denti e nel cavo orale.

La quotidiana pulizia domestica dei denti non basta infatti a eliminare in profondità la placca e i batteri che si formano sulla superficie dentale, soprattutto sui lati interni e più nascosti dei denti, e al limitare delle gengive. Per questo è necessario sottoporsi alle sedute di igiene dentale professionale, che consistono in un’accurata e approfondita eliminazione di ogni residuo di placca e tartaro dalla superficie dei vostri denti.

Detartrasi manuale e a ultrasuoni

La detartrasi consiste nella rimozione di placca e tartaro da denti e gengive. Mentre nella pulizia dei denti domestica quotidiana, le manovre di pulizia si svolgono con l’utilizzo di spazzolino manuale o elettrico, effettuando uno spazzolamento con movimenti decisi dalla gengiva verso il dente, e uno spazzolamento circolare sulla superficie masticante di tutti i denti, la rimozione del tartaro o detartrasi può essere invece effettuata solo in clinica dall’igienista dentale, ovvero il professionista della pulizia dei denti.

Durante la seduta di igiene professionale si effettua la rimozione del tartaro sotto- e sopra-gengivale con metodo manuale o a ultrasuoni, e successivamente si completa la pulizia dei denti con la lucidatura delle superfici dentali. La detartrasi sottogengivale è fondamentale per la rimozione dei residui più sedimentati di placca e tartaro e per la conseguente prevenzione delle pericolose malattie parodontali.

L'ablazione del tartaro per evitare la retrazione gengivale

Una costante e curata ablazione del tartaro è un’attività fondamentale per evitare l’insorgere di malattie parodontali e, oltre all’igiene, comprende la possibilità di effettuare test batteriologici e del DNA, con semplici e indolori esami di laboratorio su campione, effettuati direttamente nelle nostre cliniche, per accertare precisamente lo stato della salute gengivale e l’eventuale predisposizione genetica all’insorgere di patologie del parodonto di ogni singolo paziente.

Una mancata o scorretta igiene dentale causa la retrazione gengivale e l’insorgenza delle malattie parodontali, spesso sottovalutate e invece particolarmente pericolose per la salute delle gengive, fino a comportare, nei peggiori casi di piorrea, una tale retrazione del tessuto gengivale, da causare la vera e propria perdita degli elementi dentali.L’assenza di un’adeguata igiene dentale rischia di indebolire gravemente la salute delle gengive, infiammando e gonfiando il tessuto gengivale, fino a comprometterlo in modo irreversibile.

Ogni quanto effettuare la detartrasi

L’igiene dentale è una pratica della quale abbiamo bisogno tutti, a tutte le età, quotidianamente e più volte al giorno, dopo ogni pasto, a livello domestico.

La seduta di igiene orale professionale è una profilassi invece cui sottoporsi con regolarità costante, ma a intervalli di tempo variabile, a seconda delle specifiche condizioni di salute del paziente, date-dalla qualità e dall’efficienza della pulizia dei denti domestica, dalla predisposizione genetica e dalla personale conformazione dei denti.

La prevenzione è uno strumento molto utile per chi voglia prevenire patologie parodontali, conservare con la massima cura la salute del cavo orale, monitorandone lo stato batterico, e per chi ha o presume di avere in famiglia casi di predisposizione alle malattie gengivali.

L’igiene dentale per i bambini

L’igiene dentale rivolta ai bambini consiste principalmente nelle attività di prevenzione odontoiatrica, ovvero nell’educazione e nella sensibilizzazione all’igiene e alla pulizia dei denti.

I denti decidui dei più piccoli vanno curati e conservati correttamente il più a lungo possibile, insegnando ai bambini come lavarsi bene i denti e quanto sia importante farlo con costanza e attenzione, per crescere consapevoli del valore della salute del proprio sorriso.

I consigli per il mantenimento dell’igiene dentale

Dopo aver effettuato un trattamento di ablazione del tartaro i consigli più importanti che potete seguire sono:

  • Svolgere-regolarmente la personale igiene dentale domestica quotidiana dopo ogni pasto
  • Evitare, almeno nelle prime ore successive al trattamento, di consumare bevande o cibi che macchiano i denti
  • Pulire sempre i denti dopo il consumo di cibi e bevande come liquirizia, caffè, vino e tè
  • Utilizzare un collutorio specifico, facendovi consigliare dal vostro igienista, per mantenere disinfettate le gengive

La detartrasi fa male?

Mai più paura del dentista e delle cure dentali. Nelle nostre cliniche puoi scegliere di effettuare qualsiasi trattamento con l’ausilio della sedazione analgesica cosciente, un metodo semplice, non invasivo e privo di effetti collaterali, che ti permette di affrontare qualsiasi seduta in totale tranquillità.

La sedazione cosciente consiste nella somministrazione di un farmaco analgesico tramite nebulizzazione intra-nasale e può essere utilizzata per sottoporsi a qualunque trattamento odontoiatrico, dall’igiene, alle terapie canalari, dalla cura della carie agli interventi chirurgici.

È una tecnica diffusa e scientificamente riconosciuta, che riduce nel paziente la percezione del dolore e il livello ansioso, senza alcun effetto collaterale, lasciandolo cosciente e lucido. La sedazione analgesica cosciente è adatta a tutte le età e possono trarne beneficio anche i bambini.

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martedì 18 agosto 2020

Estrazione dei denti

Perché ricorrere all’estrazione dei denti?

Molto spesso capita di avere dei forti mal di denti; le cause possono essere molteplici e per ognuna esiste una diversa soluzione. A volte purtroppo, capita che il dente non è più recuperabile e va quindi tolto, ricorrendo alla sua estrazione.

I casi in cui si rende necessaria l’estrazione possono essere: un’infezione, come ad esempio un ascesso; un granuloma apicale sul quale non si può effettuare un intervento chirurgico; radici destinate a marcire non utilizzabili neanche come supporto protesico; denti che hanno perso il contatto con l’osso e che si muovono talmente tanto da non poter essere più salvati.

In ogni caso, spetta sempre al dentista la decisione se procedere con l’estrazione oppure no. Per noi di Freesmile l’estrazione è sempre l’ultima soluzione. Tentiamo in ogni modo di salvare i denti naturali. Se necessario, però, vi ricorriamo, come ad esempio nei casi particolarmente complessi riguardanti i denti del giudizio.

 

Rimedi 

Una volta effettuata l’estrazione, è necessario provvedere alla sostituzione dei denti mancanti nel minor tempo possibile. Infatti i denti, a lungo andare, tendono a spostarsi per colmare lo spazio che si è creato, provocando problemi alla masticazione e, con il tempo, anche all’articolazione temporo-mandibolare.

Ci sono diverse tecniche per la sostituzione dei denti mancanti, tra cui l’implantologia dentale, che consiste nell’inserire una radice artificiale nell’osso mandibolare o mascellare. La radice funge da supporto per protesi o singoli denti o ponti dentali. Noi di Freesmile utlizziamo impianti di alta qualità, stabili e duraturi con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

 

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lunedì 17 agosto 2020

Ascesso Dentale: Cause e Sintomi

Definizione

Cos'è l'Ascesso Dentale?

L'ascesso dentale consiste in un accumulo di pus racchiuso nei tessuti che circondano la radice di un dente (gengiva, osso mandibolare o polpa dentale). Solitamente, l'ascesso dentale è causato da infezioni batteriche che si propagano nei tessuti dentali a causa di diversi fattori; ad esempio, possono rappresentare la conseguenza di carie complicate, denti scheggiati /rotti o parodontopatie (malattie gengivali).

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Classificazione

Tipi di ascessi Dentali e loro Classificazione

In base alla sede precisa in cui origina, l'ascesso dentale si distingue in:

  • Ascesso parodontale: è provocato da un'infezione del parodonto, l'apparato di sostegno del dente costituito da gengiva, osso alveolare di sostegno, cemento radicolare e legamenti (fibre elastiche di collegamento). Tipico dei pazienti affetti da parodontite(o piorrea che dir si voglia) e sensibili a patologie gengivali, l'ascesso dentale parodontale può essere causato anche da un'infezione purulenta all'interno di una tasca parodontale.
  • Ascesso periapicale(o pulpite complicata): l'infezione origina nella polpa del dente come conseguenza di carie gravemente complicata. Ricordiamo brevemente che la polpa è la parte vitale del dente, ricca di arteriole, vene, nervi ed osteoblasti (cellule adibite alla produzione di dentina). Danneggiando e sbriciolando lo smalto del dente, la carie intacca la dentina fino a raggiungere la polpa dentale. In questa sede, nel caso di mancata cura, i batteri coinvolti nel processo cariogeno si diffondono in profondità causando un'estesa infezione purulenta (ricca di pus), che prende il nome di ascesso dentale periapicale. Lo stesso ascesso periapicale può conseguire anche a traumi gravi ai denti (ad esempio, cadute o incidenti), tali da indurre la polpa dentale alla necrosi (morte del dente).
  • Ascesso gengivale: probabilmente, la forma meno complicata dell'ascesso dentale che si sviluppa direttamente nella gengiva a causa di processi infettivi. L'ascesso gengivale può esser conseguenza di un ascesso dentale periapicale.

Cause e Fattori di Rischio

Perché si manifesta L'ascesso Dentale e quali sono i Fattori di Rischio?

La causa che dà origine all'ascesso dentale, come anticipato, è rappresentata da un'infezione. I motivi per cui tale infezione può insorgere determinando il problema possono essere molteplici. Aldilà della scarsa igiene orale e delle carie non curate che possono rappresentare due dei possibili fattori favorenti l'infezione batterica solitamente causa di ascesso, esistono altre condizioni e fattori che possono predisporre alla comparsa di questo problema consistono in:

  • Interventi dentali multipli non perfettamente riusciti, come devitalizzazione, impianto, otturazione;
  • Presenza di alcuni tipi di patologie, come ad esempio:
    • Diabete;
    • Cellulite batterica;
    • Malattie da reflusso gastroesofageo;
    • Malattie che indeboliscono il sistema immunitario(ad esempio, AIDS).
  • Secchezza delle fauci;
  • Vizio del fumo;
  • Alcolismo;
  • Chemioterapia e radioterapiadella testa e del collo;
  • Terapia a lungo termine con farmaci corticosteroidi, antistaminicied antipertensivi.

Sintomi

Come si manifesta l'Ascesso Dentale?

Il sintomo principale dell'ascesso dentale è il dolore - sovente descritto come "mal di denti" - sempre acuto, lancinante ed inarrestabile, tale da rendere difficoltosa la masticazione. Il dolore tende ad accentuarsi anche serrando la bocca, oppure masticando un alimento troppo freddo o eccessivamente caldo. Talvolta, il mal di denti prodotto dall'ascesso dentale aumenta semplicemente sfiorando il dente con la punta della lingua.

Oltre al dolore pulsante ed acuto, altri sintomi completano il quadro clinico innescato dall'ascesso dentale:

  • Gengive gonfie, arrossate, talvolta sanguinolente;
  • Gonfiore del viso: la pelleche sovrasta l'ascesso risulta particolarmente dolente, arrossata e gonfia e l'intensità del dolore aumenta alla palpazione;
  • Ipersensibilità dentinale: il mal di denti è accentuato da stimoli termici (alimenti o bevande fredde/calde) e meccanici (masticazione);
  • Alitosi;
  • Tendenza alla caduta del dente;
  • Gonfiore dei linfonodidel collo;
  • Febbre;
  • Malessere generale;
  • Spasmo muscolare della mandibola (nei casi più gravi).

Quanto dura un Ascesso Dentale e per quanto tempo permangono i sintomi?

La durata di un ascesso dentale e dei sintomi correlati dipende sostanzialmente dalla velocità di intervento e dal tipo di terapia che viene messo in atto. Appare chiaro, quindi, come sia indispensabile recarsi immediatamente dal medico odontoiatra non appena compaiono i primi sintomi sospetti. Se l'infezione progredisce, infatti, i tempi di guarigione potrebbero protrarsi, senza contare che si può andare incontro allo sviluppo di complicanza più o meno gravi.

Complicanze

Quali sono le complicazioni dell'Ascesso Dentale?

L'ascesso dentale richiede sempre una cura tempestiva, da intraprendere prima che i sintomi peggiorino. In caso contrario, l'infezione procede e crea un danno non indifferente.
Analizziamo i singoli casi.

  • L'ascesso dentale si rompe spontaneamente e il pus si riversa nella cavità orale: sebbene, in simili circostanze, il mal di denti tenda ad attenuarsi lievemente, la cura antibiotica si rivela comunque imprescindibile dato che l'infezione deve essere completamente debellata.

NOTA BENE

In nessun caso e per nessun motivo si deve tentare con metodi "fai da te" di rompere l'ascesso. Una simile pratica è  pericolosa sia per il rischio di creare lesioni, sia per il rischio di diffusione/peggioramento dell'infezione già esistente. Bisogna SEMPRE rivolgersi all'odontoiatra.

  • L'ascesso periapicale non si rompe spontaneamente e non viene curato: la raccolta di pus tende progressivamente ad ingrandirsi e la cavità contenente l'ascesso si dilata enormemente fino a formare una fistola od una ciste. In simili frangenti, l'infezione può diffondere ulteriormente, fino ad invadere alcune aree del collo e della testa.
  • L'ascesso dentale colpisce diabetici, soggetti immunocompromessi, malati di cancro sottoposti a cure chemioterapiche, ecc.: in caso di mancata cura, il rischio di complicanze come osteomielite, trombosi del seno cavernoso, infezione del pavimento della bocca e setticemia(sepsi) è molto elevato. Nei casi più gravi, un ascesso dentale non trattato può causare il decesso; tuttavia, ad oggi, nel nostro Paese, si tratta di un'evenienza piuttosto rara.

Ascesso Dentale in Sintesi

Ascesso Dentale: Riassunto e Punti Chiave

L'ascesso dentale è un accumulo di batteri, globuli bianchi, plasma e detriti cellulari (pus) confinato nei tessuti che circondano un dente (gengiva, osso mandibolare o polpa del dente).

Classificazione principale

  • Ascesso dentale parodontale: causato da un'infezione a carico dell'apparato di sostegno del dente(gengiva, osso alveolare e legamenti).
  • Ascesso dentale periapicale: dovuto ad un'infezione della polpa dentale.

Cause

L'ascesso dentale si forma a causa di un'infezione batterica di denti o gengive. Tra i fattori di rischio, ricordiamo: interventi malriusciti sui denti, cattiva igiene orale, diabete, malattie da reflusso gastroesofageo, AIDS, secchezza della fauci, fumo, alcolismo, terapia a lungo termine con corticosteroidi.

Sintomi

Otre al sintomo principale dell'ascesso dentale - l' intenso ed implacabile mal di denti - il paziente accusa spesso gengive gonfie, gonfiore del viso dal lato in cui è presente l'ascesso, alitosi, ipersensibilità dentinale, febbre ed ingrossamento dei linfonodi del collo.

Diagnosi

La diagnosi di ascesso dentale è piuttosto semplice: si avvale dell'esame anamnestico (raccolta dei sintomi riportati dal paziente) e di quello fisico (il medico tocca il dente per testare l'entità del dolore), supportati dall'aspirazione ed analisi di un campione di pus e dalla radiografia del dente per valutare il danno.

 

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domenica 16 agosto 2020

Bruxismo: Cos'è, Cause e Rimedi

Cos'è il Bruxismo?

La radice del termine "bruxismo" deriva dalla parola greca βρύχω, che significa letteralmente "digrignamento dei denti".

Il bruxismo è un fenomeno più marcato durante il sonno ed è causato dalla contrazione involontaria dei muscoli implicati nella masticazione; è considerato un'attività anomala non finalizzata ad uno scopo, altrimenti detta parafunzione.

Il bruxismo consiste in uno sfregamento associato ad un serramento, involontario e violento, dei denti delle due arcate, inferiore e superiore. Questo fenomeno, talvolta, può essere rumoroso e fastidioso, non tanto per chi lo esegue - che spesso lo fa senza rendersene conto - ma per chi gli sta vicino.

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Cause

Perché si digrignano i denti?

Ricercare la causa del bruxismo non sempre è facile; difatti, nello sviluppo di questa parafunzione può esservi il coinvolgimento di più fattori che concorrono l'uno con l'altro. Fra questi ritroviamo:

  • Stress e nervosismi;
  • Ansia;
  • Disturbi emotivi;
  • Disturbi psicologici;
  • Disturbi del sonno;
  • Malocclusione causata da un disallineamento delle arcate dentarie o da malformazioni della mandibola;
  • Presenza di malattie neurodegenerative nell'ambito delle quali il bruxismo può rappresentare una risposta muscolare alla stessa malattia.

Anche l'abuso di alcolici, di sostanze stupefacenti o il fumo potrebbero essere fattori implicati nell'insorgenza del bruxismo. Inoltre, si ritiene che lo sviluppo di questo problema possa essere favorito anche da una certa predisposizione famigliare.

Quando i bambini digrignano i denti, la causa scatenante potrebbe essere ricercata nella presenza d'infiammazioni dell'orecchio (otiti) o disturbi dei denti (dolori ai denti); in simili frangenti, il bruxismo potrebbe rappresentare un tentativo, inconscio e probabilmente vano, di ridurre gli stimoli dolorosi percepiti dal bambino. Naturalmente, la causa responsabile del bruxismo nei bambini potrebbe essere anche di altra natura e molto spesso, come avviene per gli adulti, può essere determinata solo con l'aiuto di un medico.

Manifestazioni e Caratteristiche

Come si manifesta il Bruxismo?

Come accennato, il bruxismo si caratterizza per il digrignamento dei denti, ma questa non è la sua unica manifestazione. Difatti, il bruxismo può manifestarsi anche in forma di serramento dentale statico; in altre parole, si mantiene la posizione "a denti stretti" in maniera statica, senza effettuare un vero e proprio digrignamento.

Secondo alcuni specialisti, inoltre, anche il semplice contatto dentale - senza serramento o digrignamento - potrebbe rappresentare una forma iniziale di bruxismo. In condizioni normali di riposo, infatti, le due arcate dentarie non dovrebbero entrare in contatto e i muscoli masticatori dovrebbero essere rilassati. Anche un minimo contatto fra i denti fa sì che via sia una contrazione di tale gruppo di muscoli ed espone l'individuo ad un potenziale rischio di sviluppare il bruxismo "vero e proprio" in presenza di condizioni predisponenti (ad esempio, stress, ansia, ecc.).

Quando si manifesta il Bruxismo?

È opinione comune che il bruxismo si manifesti solo durante il sonno, ma ciò non è del tutto vero. Il bruxismo, infatti, può verificarsi anche nelle ore diurne e, nonostante l'individuo sia perfettamente sveglio, spesso non si rende conto di compiere quest'atto. La causa del bruxismo durante il giorno è frequentemente (ma non esclusivamente) riconducibile a condizioni di nervosismo e stress.

Bruxismo nel Sonno

Il bruxismo, solitamente, dura pochi secondi, ma può ripetersi più volte durante il sonno. Sulla base delle osservazioni effettuate, sembra che il digrignamento dei denti compaia, di norma, nella seconda fase del sonno. Alcuni ricercatori hanno registrato il bruxismo anche nella fase REM, ma questo sembra essere un evento piuttosto raro.

Sintomi e Conseguenze

Quali sono i sintomi e le conseguenze del Bruxismo?

Come abbiamo detto, le persone che sperimentano il bruxismo spesso e volentieri non si rendono conto di esercitare questa parafunzione. Nonostante ciò, essi possono presentare sintomi - benché talvolta aspecifici - o andare incontro a conseguenze più o meno gravi imputabili proprio all'atto del digrignare - o anche del solo serrare, a seconda dei casi - i propri denti.

Entrando più nel dettaglio, coloro che "bruxano" possono manifestare secchezza delle faucidolore a livello mandibolare, affaticamento e indolenzimento dei muscoli masticatori e addirittura mal di testa. Questi ultimi sintomi rappresentano anche la conseguenza del bruxismo e rientrano nel gruppo dei cosiddetti problemi muscolari che questa parafunzione può causare.

Naturalmente, l'operazione di digrignamento può causare danni ai denti il cui smalto può limarsi e assottigliarsi a causa delle continue sollecitazioni cui si trova sottoposto. Nei casi più gravi, si può arrivare addirittura ad esporre la dentina e a danneggiare il dente in profondità, alterandone al tempo stesso la sensibilità. Il bruxismo, se non trattato prontamente, infatti, può portare alla scheggiaturaincrinatura e perfino frattura dei denti. Da tenere in considerazione, inoltre, la possibile vanificazione di eventuali lavori odontoiatrici: il digrignare o serrare i denti può comportare la rottura di otturazioni, faccette, corone, ponti in ceramica, ecc.

Il bruxismo non provoca sollecitazioni e problemi solo a livello muscolare e dentario, ma anche a livello articolare. Il continuo digrignare o serrare i denti, difatti, può sollecitare eccessivamente le articolazioni temporo-mandibolari portando, a sua volta, alla comparsa di dolori, rumori e schiocchi. A questo proposito, è interessante notare che, talvolta, l'individuo può confondere il dolore articolare provocato dal bruxismo con il male all'orecchio.

Infine, ricordiamo che il bruxismo notturno può anche influenzare negativamente la qualità del sonno, portando allo sviluppo di tutte le conseguenze tipiche di un riposo notturno inadeguato e/o insufficiente.

Va precisato, tuttavia, che per arrivare ai danni più seri indotti dal bruxismo sopra descritti occorrono anni; per tale ragione, la diagnosi tempestiva è fondamentale

Diagnosi

Come si diagnostica il Bruxismo?

Chi ne soffre difficilmente può rendersi conto da solo della presenza del bruxismo. Poiché, il digrignamento dei denti può essere rumoroso, sono più frequentemente gli individui che stanno accanto a chi soffre di bruxismo ad accorgersi della presenza di questa parafunzione (ad esempio, ci si può accorgere che il proprio partner digrigna i denti nel sonno). Tuttavia, questo non sempre avviene.

Se il digrignamento dei denti non avviene in maniera rumorosa e/o se le persone conviventi o a stretto contatto con chi presenta bruxismo non si accorgono del problema, il più delle volte, la diagnosi avviene in seguito ad una visita odontoiatrica, magari eseguita anche per motivazioni del tutto diverse. L'occhio allenato del medico specialista, infatti, è in grado di individuare l'abrasione dei denti causata dal bruxismo, informandone di conseguenza il paziente.

Naturalmente, dopo aver diagnosticato il bruxismo, è opportuno determinarne le possibili cause. In seguito alla valutazione delle alterazioni dentarie, quindi, il medico odontoiatra potrà ricorrere ad esami diagnostici volti all'individuazione di fattori scatenanti: ad esempio, può prescrivere al paziente l'esecuzione di una radiografia ortopanoramica per evidenziare la presenza di eventuali malocclusioni o malformazioni.

Da non sottovalutare poi l'eventuale componente ansiosa, lo stress, i disturbi emotivi o psicologici che possono portare all'insorgenza di questa parafunzione. Ecco, quindi, che in alcuni di questi casi potrebbe essere necessario l'intervento di altri medici specialisti.

Trattamento

Come si cura il Bruxismo?

In realtà, dal momento che non si tratta di una malattia - bensì, come ribadito più volte, di una parafunzione - non sarebbe propriamente corretto parlare di cura del bruxismo,; sarebbe invece più opportuno parlare di rimedi o trattamenti per risolvere il bruxismo.

Purtroppo, ad oggi, non esiste un trattamento risolutivo che possa eliminare definitivamente dalla vita di un individuo la tendenza al digrignamento dei denti, ma si possono adottare delle strategie per prevenirne le conseguenze, in particolare a livello di denti, muscoli masticatori e articolazioni temporo-mandibolari.

Più nel dettaglio, per preservare i denti dall'usura ed evitare di sovraccaricare muscoli e articolazioni si è soliti ricorrere all'uso di bite, una sorta di paradenti che si deve utilizzare durante il sonno per impedire il contatto fra i denti e il conseguente digrignamento.

Se la parafunzione è connessa a malocclusioni o malformazioni, l'odontoiatra indicherà al paziente quale strategia terapeutica è più corretto mettere in atto. L'intervento dell'odontoiatra, per altro, è necessario anche per trattare gli eventuali danni ai denti provocati dallo stesso bruxismo.

In caso di stress o sintomi ansiosi, invece, può essere utile ricorrere a tecniche di rilassamento; naturalmente, se si ha a che fare con ansia e disturbi emotivi/psicologici di natura patologica, potrebbe essere necessario rivolgersi a figure specializzate come psicologi o psicoterapeuti.

Il trattamento del bruxismo, pertanto, non è semplicissimo, poiché deve tenere in considerazione tutti i fattori che possono averne contribuito all'origine, richiedendo talvolta, quello che può essere definito come un approccio multidisciplinare.

 

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sabato 15 agosto 2020

Tasche Gengivali - Cosa sono e perché si formano

Cosa sono e perché si formano

Le tasche gengivali sono prodotte da un aumento del solco gengivale.

Il cosiddetto solco gengivale rappresenta un canale stretto e poco profondo, situato ai lati del dente e delimitato da un lato dalla superficie dentale e dall'altro dall'epitelio sulcare della gengiva marginale. In condizioni normali questo solco è profondo da uno a tre millimetri, ma in presenza di parodontopatie si approfonda fino a raggiungere e superare i quattro e più millimetri.

In determinate condizioni patolgiche il solco gengivale può aumentare la propria profondità, formando una tasca chiamata tasca gengivale. Le cause di questo fenomeno sono da ricercarsi princialmente nella deposizione di placca, che se non viene rimossa provoca la distruzione dell'epitelio sulcare, che per difendersi migra più in basso.

Le tossine batteriche provocano gengivite, che si manifesta con sanguinamenti gengivali prodotti da traumi minimi (ad esempio quando si spazzolano i denti). Il tessuto gengivale irritato si ritira, allontanandosi dalla sua sede originale e lasciando antiestetiche e spesso sensibili esposizioni radicolari. Dopo che la gengiva si allontana dal dente, anche l'osso si riassorbe, creando tasche ossee in cui si accumula più facilmente la placca, che calcificando diventa tartaro.

La presenza di placca e tartaro sottogengivali è responsabile della progressione della malattia. I batteri non rimossi da denti e gengive si annidano nelle tasche parodontali e producono tossine che uccidono gli osteoblasti (le cellule adibite alla riproduzione dell'osso). Si assiste di conseguenza ad un riassorbimento osseo che provoca mobilità dei denti e, in assenza di un trattamento opportuno, la caduta degli stessi (anche quando sono perfettamente sani). Il rischio di perdita del dente non è quindi legato alla tasca gengivale in sé, quanto piuttosto al riassorbimento osseo che avviene in assenza di trattamento (a causa dell'infezione batterica).

La formazione delle tasche gengivali è strettamente legata alla presenza di placca batterica, ma nella sua origine entrano in gioco vari fattori, come fumo (le sue sostanze citotossiche distruggono le cellule adibite al mantenimento dei tessuti di sostegno dei denti), stress (che quando severo diminuisce le difese immunitarie), gravidanza e pubertà (le forti fluttuazioni ormonali favoriscono l'insorgenza di gengivite), terapie farmacologiche (contraccettivi, antidepressivi, antiipertensivi, cortisonici ed altri farmaci), predisposizione genetica, diabete ed altre patologie sistemiche.

Sintomi che devono far sospettare una malattia parodontale

  • gengive gonfie ed arrossate;
  •  gengive sanguinanti;
  • alitosi (nel 90% circa dei casi proviene dal cavo orale con igiene scarsa, in quanto i batteri sono in gradi di produrre composti volatili dello zolfo);
  •  comparsa di spazi tra i denti;
  •  recessioni gengivali con esposizione delle radici;
  •  mobilità dentale.

Sintomi delle tasche gengivali

Le tasche gengivali possono approfondirsi in assenza di sintomi evidenti. Di conseguenza, spesso ci si accorge della malattia parodontale soltanto quando raggiunge una fase avanzata, caratterizzandosi per l'aumento di mobilità dei denti, il sanguinamento delle gengive, l'alitosi e la dolenzia diffusa.

Diagnosi tasche gengivali

La procedura diagnostica, chiamata sondaggio parodontale, si effettua inserendo con molta delicatezza una sonda millimetrata tra il dente ed il margine gengivale. Le misure vengono rilevate in punti diversi di ogni dente, allo scopo di rilevare la presenza di tasche parodontali e quantificarne la profondità. Se le gengive sono sane, la profondità del solco è di 1-2 mm. Valori superiori ai 4 mm di profondità sono da considerarsi patologici.

Il paziente dovrebbe considerare che in risposta all'infiammazione locale le gengive tendono a divenire gonfie, edematose, mascherarando rertrazioni e tasche gengivali, che possono talvolta apparire meno profonde; pertanto, dinanzi a sintomi o segnali anomali, anche in assenza di dolore, è bene rivolgersi al proprio dentista di fiducia.

Prevenzione e terapia

Per prevenire la formazione delle tasche gengivali, spazzolino e dentifricio non sono sufficienti, ma possono divenirlo se abbinati all'uso del filo interdentale. Risciacqui orali con collutori antiplacca ed irrigazioni non sono necessari, ma possono aiutare quando il dentista li consiglia. Il tutto dev'essere abbinato ad una pulizia professionale ogni sei - otto mesi nello studio dentistico.

La terapia delle tasche gengivali e della paradontopatia dipendono dallo stadio della malattia. La chirurgia mucogengivale comprende l'insieme delle procedure atte alla correzione di difetti di morfologia, posizione e/o quantità dei tessuti molli parodontali (gengive). Le indicazioni principali sono la copertura delle superfici radicolari esposte, ottenuta mediante semplice trazionamento della gengiva esistente nella zona in cui manca, fino al vero e proprio innesto di gengiva, che viene prelevata dal palato nel caso in cui si renda necessario ricoprire grandi tasche gengivali.

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